Camere d’aria 2021. Sicilia orientale. Quinta tappa.

Tante cose da fare oggi, visitare Siracusa Ortigia e poi il parco Neapolis Siracusa antica. Tutto in mezza giornate e poi fare i 36 chilometri che servono per arrivare a lido di Noto.

La giornata, già dalla mattina presto, si pronuncia calda. Alle 6:30 non occorre certo la felpa  o altro e dopo mezz’ora di cammino per Ortigia, sono già bello sudato.

Però prima devo raccontare delle esperienza di ieri sera di Siracusa.  Vista di notte è un gioiello, non c’è alcun dubbio, illuminata in modo perfetto, atto a far  risaltare i suoi monumenti, che sono una infinità. Consigliati dalla concierge del Domus Mariae benessere, abbiamo cenato in un ristorante alle collegiate, comettendo però, un evidente errore di valutazione.
Abbiamo ordinato primo, secondo e dolce, pensando che non avremmo avuto nessuna difficoltà a mangiare tutto con i chilometri che avevamo fatto ieri. Nulla di più sbagliato, le porzioni siciliane sono di una vastità come il mare che ho davanti in questo momento. Inoltre le trofie con lo spada in crosta di mandorle con la menta piperita all’interno, e il trancio di tonno sempre alle mandorle, erano un qualcosa di mostruosamente buono, come fai ad avanzare?  Il cameriere naturalmente, ha insistito talmente tanto perché prendessi anche un dolce, che non ho potuto resistere. Cannolo siciliano scomposto. Io pensavo al solito cannolo piccolino, figuriamoci era sufficiente per un reggimento di alpini. Ovviamente non ho lasciato nulla sul piatto, però la notte qualche rantolo proveniva dal mio addome. 

La piazza della cattedrale di Siracusa, con tutti i suoi monumenti, può mettere in ombra intere altre città. Difficile elencare tutti i monumenti, lo speciale  è l’insieme di come la città si presenta, di come la pietra bianca, simile a quella di Vicenza, anche se in verità un po’ più giallina, con le luci adeguate, faccia risaltare una città piena di candore e calore. 

Cerco l’alba, ma stamattina il sole non si fa vedere, l’orizzonte è pieno di nubi. Comincio il mio giro per Ortigia.  Cammino per il lungomare e vedo in lontananza il castello di Maniace. Nessuno possibilità di entrare a causa della servitù militare. La fonte di Aretusa è una vera sorpresa. Una fonte in riva al mare, una piccola vasca circolare con all’interno papiri e papere. Poi la visita alla cattedrale e al suo lato nord molto più simile ad un castello che è una chiesa. Santa Lucia è tornata a casa, recita un poster, mi sembra doveroso farle visita.

Giro Ortigia senza meta e con la macchina fotografica sempre pronta a scattare angoli e chiese. Diciamo sempre che Vicenza è piena di chiese, ma la Sicilia e  Siracusa, ne sono veramente zeppe. Si vede chiaramente un’opera continua di restauro e recupero di vecchi monumenti, anche se ancora molto è da fare, ma la strada intrapresa è veramente buona. Arrivo al tempio di Apollo,  scato le ultime foto prima di rientrare all’hotel, non senza passare prima per il coloratissimo mercato. Una sbirciata alle tenebrose prigioni borboniche. La colazione è stata molto suggestiva e particolare.Entriamo nella sala colazioni. Il silenzio è irreale, da refettorio di un monastero di clausura. Sempre parlando sottovoce, la cameriera ci  serve la colazione, ma ad un certo punto ci scappa da ridere rompendo l’atmosfera di raccoglimento. La musica di sottofondo era composta da canti di chiesa che solitamente vengono usati durante i funerali. Uno più superstizioso, una toccatina se la sarebbe fatta. Certo come colazione la ricorderemo per un bel po’. Carichiamo le bici e via verso Neapoli, ovvero la città antica di Siracusa. Ci destreggiamo in mezzo al traffico di Siracusa servendoci  per un bel pezzo di una pista ciclabile. Entriamo nella zona archeologica e seguiamo i percorsi indicati e per prima cosa ci imbattiamo in un albero gigantesco detto ficus delle pagode che  cresce all’interno delle latomie, vale a dire delle Grotte scavate nel passato, proprio per ricavare la i pietra con cui poi venne costruita la città di Siracusa.

La caratteristica di questo albero, oltre a essere secoli di vita, è che le radici, scendendo dai rami, entrano nel terreno e interrandosi fanno  da piolo di sostegno per i rami grandi. Le latomie erano usate come prigioni e zone di tortura ed esecuzioni per i condannati. Poi ci dirigiamo verso la tomba di Archimede, ma non è altro che una inumazione di periodo romano Imperiale e pertanto non può essere la tomba di Archimede. Questa fu ritrovata, circa dopo 150 anni dalla scomparsa di Archimede, da Cicerone e ne ha dato indicazioni nei suoi scritti, ma nonostante ciò, nessuno è più riuscito a ritrovarne il luogo esatto.

Continuiamo visitando le grotte di salnitro, e la grotta dei cordari e l’Orecchio di Dioniso. Queste sono delle cavità naturali o scavate, dalle quali si ricavano sempre le pietre per Siracusa.

La grotta dei cordari è stata riaperta qualche settimana fa per tanto vi possiamo dare delle fotografie quasi in anteprima. Tutti ovviamente aspettano l’Orecchio di Dioniso per provare gli effetti sonori al suo interno. Si racconta che Dionisio I, tiranno di Siracusa, usasse questa grotta per ascoltare cosa i condannati e i prigionieri dicessero fra di loro.

Poi saliamo al teatro greco, passando per la via Dei sepolcri, che sulla sinistra ha la casa dei mugnai. Una volta esistevano dei sistemi di mulini per macinare il grano, oggi completamente scomparsi, però la casa è rimasta e domina praticamente il teatro greco di Siracusa. Sulla sommità del monte Tellero, una fonte con una grande vasca.

L’acqua esce dalla roccia con grande effetto scenigrafico realizzato sfruttando la derivazione dell’acquedotto. Il teatro è immenso, si parla di quasi 140 m di diametro con inizialmente 67 ordini di gradini Attualmente si può solo osservarlo dall’alto o leggermente di fianco. Difficile parlare di costruzione, in quanto il teatro è stato scavato più che costruito, usufruendo la balza del Monte.

La magnificenza dell’anfiteatro Romano fa da contraltare a quello Greco anche se ci sono circa 600 anni di differenza tra l’uno e l’altro. Anche  gli scopi dei due manufatti erano decisamente diversi fra di loro, nel primo arte e cultura, nel secondo lotte e sangue. Avvertiamo, essendo mezzogiorno e mezzo, di essere cotti a puntino, e la giornata è solo all’inizio. Dopo un pasto veloce e una gran bevuta di acqua, cominciamo a pedalare verso lido di Noto.

Siamo quasi sempre vicino al mare e su strade abbastanza poco trafficate.  Ci colpisce particolarmente il lido di Avola, ben tenuto e colorato. Quasi all’hotel, incontriano una vecchia ferrovia che corre parallela alla strada, ma completamente ricoperta di cipressi: binario morto, la battuta di Cri. Dopo tre ore arriviamo a Lido di Noto,al nostro hotel per questa sera, Hotel Jonio. A domani.

Camere d’aria 2021. Sicilia orientale. Quarta tappa.

Sono su questa spiaggia solitaria che cammino e osservo l’orizzonte. L’attesa è per l’apparire dei primi raggi di sole, anche se l’orizzonte è coperto di nubi. Un attimo e vedo apparire il mezzo cerchio del sole, nitido, in tutto il suo colore rosso acceso. Poi sparisce, lasciando l’orizzonte illuminato, e lui celato dietro le nubi.

Mi volto verso nord alla ricerca del profilo del monte Etna, sperando di poter vedere il pennacchio che porta in questi giorni. La foschia impedisce di arrivare a vedere così lontano, si intravvede il profilo del vulcano, ma non lo si distingue in maniera nitida, resta qualcosa di etereo, quasi un irreale miraggio.

Alla luce dei primi raggi di sole, radenti sul mare, le piccole conchiglie di telline sul bagnasciuga sembrano tanti piccoli cristalli che brillano, incastonate nel verde delle alghe portate dalle onde sulla spiaggia.

Dei pivieri cercano cibo sul bagnasciuga, dove battono forte anche stamattina le onde. Camminano in fretta e si guardano bene attorno, che la mia presenza non diventi un pericolo. Al troppo avvicinarmi prendono il volo.

Alle 10 partiamo e subito si presenta una bella salita, di un centinaio di metri in altitudine, forse anche di più, che ci porta su un altopiano dove corre la strada statale 114.

La nostra prima meta è il fiordo di Brucoli, a circa 15 km. Arriviamo e la prima cosa che ci accoglie è il castello con davanti il faro, tutte cose ormai private e non fruibili dai comuni mortali come noi. Mi affaccio sul fiordo, quello che ci accoglie è un ritmo di danze latine, per la ginnastica mattutina di chi alloggia nel resort signorile dall’altra parte del fiordo. Qualche foto e via immediatamente, non è posto per noi.

Per arrivare Siracusa la strada è ancora lunga circa 50 km ed è una strada assolutamente di sofferenza. Non tanto per la lunghezza, ma per il tipo di paesaggio che siamo costretti a subire. Saltiamo a pié pari Augusta, ma non possiamo evitare di passare attraverso Priolo. Un susseguirsi di raffinerie, cisterne, contenitori, tubi, che corrono dappertutto, quanto di peggio si possa sperare di vedere in una vacanza. Non voglio essere retorico, in quanto sappiamo benissimo che con le nostre auto abbiamo bisogno di questo tipo di industrie, però posso immaginare che la vita non sia semplice per chi abita in queste zone. Mi sento di accomunare questa zona a quella di Taranto, dell’Italsider, così ancora chiamata, che tanto ha deturpato quella bella città.

Unica nota positiva il passaggio per le saline di Priolo, anche se non abbiamo potuto visitare la penisola finale, dove c’è un antico insediamento, in quanto il passaggio è ostruito da delle barriere che lasciavano solamente entrare una persona a piedi. Non avevamo assolutamente nessuna voglia di lasciare le biciclette incustodite, proseguiamo. Ultimo pezzo di strada statale 114, fino a giungere nei pressi di Siracusa.

Grazie alle informazioni raccolte prima del viaggio cerco  una pista ciclabile. Vuoi direte, al sud una pista ciclabile? Sì, una ciclabile favolosa,banche se non asfaltata e tanto meno indicata. Per trovarla siamo costretti a chiedere informazioni al centro smistamento delle immondizie di Siracusa. La ciclabile inizia con 2 massi che ne impediscono l’accesso a chiunque e pertanto nessuno la può vedere. Il tracciato di una vecchia ferrovia, che passa circa 20 metri sopra il mare, costeggia un promontorio che arriva praticamente nel centro di Siracusa, quasi ad Ortigia. Lo spettacolo naturale di calette e Valloni, scogli e faraglioni, senza e con archi che lasciano intravvedere il mare blu intenso. Rispetto a ieri notiamo il cambiamento completo del tipo di roccia, da quella lavica nera di Acitrezza e Acicastello, a una pietra giallo pallida, quasi calcarea qui a Siracusa. Arriviamo ad Ortigia, proprio nel cuore dell’isola, all’hotel, Domus Mariae.

Ora siamo sulla terrazza, dove io e Cristina stiamo rilassando i nostri muscoli dopo i 64 km di oggi, cullati dal rumore  delle onde che si infrangono qui sotto. A domani.

Camere d’aria 2021. Sicilia orientale. Terza tappa

Ieri sera abbiamo cenato nel ristorante del Best Western hotel che si chiama Acqua del ferro. Sulla locandina del ristorante leggiamo  che Acqua del ferro non è altro che una calata a mare, da Santa Caterina, che è il luogo dove siamo alloggiati, con 500 gradini scende dai 120 metri per questa località fino a livello del  mare. La caratteristica maggiore è il fatto che in quel punto sul mare c’è una sorgente di acqua ferrosa, che di conseguenza  ha colorato tutte le rocce di rosso, che risaltano sul nero delle altre rocce laviche. E voi volete che io alla mattina presto non vada a vedere questo posto? Ma certo che sì! Però prima devo dirvi che la cena è stata qualcosa di fantastico perlomeno per quello che ho mangiato io : tagliolini al nero di seppia con Ricci e bottarga, un pezzo di Ombrina, che è un pesce bianco, su crosta di pane e un semifreddo al pistacchio.

Mi sveglio alle 6 come al solito, e prendo la strada per il Belvedere dove dovrebbe iniziare la scalinata. Incontro persone che già a quell’ora, stranamente, sono già in giro a camminare in maniera veloce. Al Belvedere incontro un ragazzo che sta ammirando, proprio in quel momento, il sole che spunta dal mare con una piccola mezzaluna. Gli chiedo dove posso trovare il sentiero e molto gentilmente, me lo indica portandomi nel luogo dove inizia la scalinata. Faccio una battuta sulla mattuttinità degli abitanti del luogo e lui, molto argutamente, mi risponde che qui siamo ad Oriente e vivono con il sole che sorge, non come quelli di occidente, che si alzano sempre tardi perché loro hanno il tramonto. Bellissima battuta a differenziare i siciliani orientali dai siciliani occidentali.

Scendo per la scalinata, però non sto qui a contare i gradini, sono troppo impegnato a fare attenzione agli spini  dei numerosi Fichi d’India ai bordi del sentiero. Arrivo al fondo della spiaggia sassosa e vedo chiaramente le rocce intorno di un colore rossastro. Non riesco però ad individuare la sorgente come scritto in alcuni resoconti, probabilmente anche perché siamo in una stagione secca. Visto che siamo in una stagione secca, comincia a piovere. Risalgo i 500 gradini senza particolari patemi, e rientro in hotel. Pioviggina anche quando tentiamo di partire. Durante una pausa concessa da Giove pluvio, iniziamo il nostro percorso, sono  le 10:30.

Abbiamo due tappe in programma prima di arrivare a Catania:  gli scogli dei ciclopi a da Acitrezza e il castello Normanno ad Acicastello. Il tempo metereologico non ci assiste pertanto in questi due luoghi, realizziamo delle foto che sono influenzate dalla mancanza del sole e fotografare gli scogli e il castello, che sono costituiti da roccia lavica, pertanto scura o quasi nera, risulta molto difficoltoso, le foto non saranno così attrattive. Gli scogli dei ciclopi di Acitrezza sono delle rocce laviche derivate da eruzioni sottomarine.

Il castello Normanno di Acitrezza, alto ed imponente sulla sua rocca, sembra una nave enorme che sta per entando in porto in quanto, il lato della scogliera rivolta verso terra, sembra la prua di una gigantesca nave.

Proseguiamo verso Catania e restiamo sorpresi nel vedere che una bellissima pista ciclabile, lunga qualche km, ci permette di entrare praticamente nel centro di Catania senza problemi di traffico. Siamo gli unici ad usufruire di questa bellezza, tanto che ci saremmo aspettati, in modo scherzoso, di trovare alla fine della pista ciclabile i due assessori al turismo e ai lavori pubblici, con la banda, ad accoglierci come primi utilizzatori della bellissima opera.

Entriamo nel centro di Catania e guadagniamo la piazza del Duomo, nostra meta per fotografare la fontana dell’elefante, simbolo della città, e il duomo di Sant’Agata, che e anche il nome della mia nipotina. Scattiamo delle foto, però anche qui il sole si è nascosto. Pranziamo con un piatto di pasta in un ristorante vicino al mercato del pesce, e questo vi fa capire quanto diverso possa essere stato questo piatto rispetto ad altri mangiati in alta Italia. Il pesce era freschissimo e gustosissimo. Finito di pranzare esce il sole e ovviamente le fotografie sono da rifare, in  quanto la piazza, con il sole, è totalmente diversa, i colori si accendono e anche la gente sembra molto più allegra. Usciamo da Catania e dobbiamo fare ancora 28 km per giungere alla nostra metà, Agnone bagni, una amena località, anzi direi sconosciuta, dove siamo stati costretti a prendere alloggio prima di arrivare a Siracusa. Qui ormai tutto è chiuso e bisogna accontentarsi di quello che si può trovare per strada. I 28 km sono stati lunghi, noiosi, è praticamente una tappa di trasferimento. L’hotel è molto piccolo e modesto, però tutto sommato non ci serve molto di più. La spiaggia qui è di sabbia e ci concediamo una passeggiata per ammirare il paesaggio.

Le nubi incombono ancora, ma tutto ad un tratto il sole esce ad illuminare il mare e la sabbia, lo scenario cambia completamente con la luce radente del tramonto, il mare è di un verde intenso e una barche veleggia dove si trasforma in blù. Dei surfisti tentano di cavalcare le onde.

Stasera cena sulla spiaggia  in un chiosco all’aperto, con lo sciabordio dell’acqua che lambisce la palizzata del locale. Dopo il ristorante di classe di ieri sera, stasera mangiamo in maniera fricchettona in ciabatte. 45 km anche oggi e ci sentiamo domani.

Camere d’aria 2021. Seconda tappa: Sicilia orientale

Sveglia prima dell’alba, come al solito e giro per le calette di Taormina mare. La luce dell’alba è una delle cose che più mi emoziona ed è per questo che mi alzo così presto. 

Dopo colazione partenza per la pedalata del giorno. Oggi raggiungeremo Acireale a circa 40 km da Taormina. Prima salita immediatamente per passare capo Taormina e discesa verso Giardini Naxos, prima colonia greca in Sicilia. Sulla salita veniamo affiancati da un ragazzo svizzero che sta girando per l’Italia in bicicletta. Ci fa qualche domanda in inglese, me la cavicchio e lo consiglio di fare la salita verso Taormina per non perdersi il teatro greco. Accetta immediatamente il mio consiglio, come quello di iscriversi al programma di Local Guides di Google. Un po’ macchinoso il passaggio attraverso Giardini Naxos, in quanto la strada è strettissima e abbiamo fatto una bella coda dietro di noi.

Ci spostiamo sul controviale che corre parallelo al mare e approfittiamo per fare una foto al sistema di parcheggio molto usato da queste parti. Sarà una bella testimonianza per Ermes per il suo contributo sulle accessibilità su Local Guides e Google Maps.

Superato il ponte del fiume Alcantara, che proviene chiaramente dalle famosissime gole, ci dirigiamo verso il mare, che avevamo lasciato qualche chilometro prima seguendo la statale. Una svolta a sinistra e ci addentriamo, per una stradina costiera sterrata, all’interno di un bosco di eucalipti. Il profumo balsamico è intensissimo. La spiaggia, al di là del limite del Bosco, è veramente molto bella e larga con ghiaino fino o forse si potrebbe anche dire sabbia grossa. Appese indicazioni da parte del WWF di potenziale zona di riproduzione delle tartarughe Careta Careta e pertanto di porre la massima attenzione.   

La cosa che non avevamo calcolato è che, percorrendo questa strada, si intersecano un notevole numero di fiumiciattoli che vanno a gettarsi nel mare, e pertanto a un certo punto, siamo stati costretti a guadarne uno. La cosa per me, con gli scarponi da montagna, è stata abbastanza semplice, sono passato camminando su 10 centimetri d’acqua. Qualche schizzo ma niente di preoccupante. La cosa non è stata semplice per Cristina, la quale ha dovuto togliersi le scarpe da ginnastica e passare a piedi nudi nell’acqua. Il tutto ci ha divertiti notevolmente. Abbiamo seguito la linea costiera, non prendendo più la strada statale 114 e rimanendo sempre vicino alla costa. 

La cosa che più caratterizza queste strade e la costante presenza di sabbia vulcanica nerissìma, proveniente dall’ultima eruzione del vulcano Etna che è a pochi chilometri da qui . Inoltre bisogna considerare che queste strade vengono chiuse al traffico di biciclette e motociclette se è in corso l’eruzione, in quanto la sabbia può raggiungere diversi cm di altezza, rendendo impossibile il transito alle due ruote .

Pranzo in un locale di Riposto, spaghetti al pomodoro per Cri e spaghetti alle vongole per me. E poi verso Acireale. La strada è tutta composta di leggeri saliscendi ed è costeggiata da agrumeti e altre piantagioni tipiche mediterranee. Questo è il luogo dove tutti i paesi si chiamano ACI, Aci castello, Aci trezza, Acireale, Aci catena e accidenti che salite!! 

Ci arrampichiamo sulle rampe che portano al paese principale, Acireale è sulla sommità dove ci ricongiungiamo con la strada statale 114. Nell’ultima salita, non poteva mancare una fotografia alla chiesa di Santa Maria dei Raccomandati, che sembra non sia per nulla una pratica in disuso tanto da avere una protettrice nei Cieli..  

Dopo circa 1 km, arriviamo all’hotel Best Western Santa Caterina, hotel in stile Mediterraneo classico, molto accogliente, con una bella piscina. 

Doccia e visita ad Acireale soprattutto alla chiesa del Duomo con la sua volta affrescata. Aci Reale colpisce anche lo stile barocco siciliano in cui sono state edificate numerosiboalazzi e chiese che abbelliscono questa città. Permettetemi la battuta: qui ci sono più chiese che case! Bello un negozio d’artigianato siciliano  con carrettini colorati e gli immancabili pupi. Oggi 37 km e una bella dose di dislivello.

Camere d’aria 2021: Prima tappa. Sicilia orientale

CAMERE D’ARIA 2021: PRIMA TAPPA SICILIA ORIENTALE

Photo 1
Chi ben comincia è a metà dell’opera, cita un famoso proverbio delle nostre terre. Scarichiamo le biciclette dall’auto e la mia ha il freno davanti bloccato e la gomma posteriore floscia, l’avevo gonfiata troppo evidentemente ed è scoppiata con il calore all’interno dell’auto. Bene, interventi eseguiti e partenza con un’ora di ritardo.

Photo 2
Attraversiamo Tremestieri ed una teoria di paesini senza soluzione di continuità. Notiamo che sembra di stare in Spagna in una regione ad influenza araba. Decidiamo di seguire la statale, che tutto sommato presenta meno traffico delle stradine interne, con una banchina a fianco della carreggiata transitabile. 

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Alcune salite per superare dei promotori sul mare, movimentano la giornata, e ci danno la possibilità di fare delle foto dall’alto delle spiagge, tutte a sassolini che, in alcuni punti sono veramente larghe. In una delle discese , ci accorgiamo che stiamo entrando in una zona termale. Infatti entriamo ad Alì terme, con una spiaggia grandissima e bellissima, ma anche con un caratteristico odore di zolfo o di uova marce, come dir si voglia . 

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Ci fermiamo e ci rifocilliamo con una banana e con un cracker di sesamo ricoperto di cioccolato fondente .  La spiaggia e i sassolini sono invitanti e Mariacristina comincia a raccoglierne. Praticamente ha portato via due borse leggere, leggere, piene a metà di vestiti. Sono sicuro, che quando  torneremo a casa, saranno belle pesanti e  riempite di sassi. Facciamo un’altra decina di km e ci fermiamo a pranzo. È quasi una sosta obbligata, il caldo si fa sentire anche se è settembre e siamo completamente accaldati. Due bei piatti di pasta fanno in modo di non farci sentire troppo la fatica nella salita di Sant’Alessio e di farci arrivare belli pimpanti alla Baia Azzurra Hotel di Taormina. 

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Trattati divinamente in hotel Baia Azzurra, con un upgrade gratuito camera con vista mare e mega terrazza! Una favola, stanotte dormiamo senza tirare le tende, domattina vogliamo svegliarci vedendo il mare dal letto! 

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Una doccia e via sulla funivia che ci porta in centro sulla collina a strapiombo di Taormina. Inizia a piovere, ma questo non ci ferma e ci mangiamo un gelato e una mega brioche con gelato al cioccolato. 

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Poi la fase culturale con la visita a Taormina ed in particolare al suo teatro greco. Veramente impressionante, ci ha fatto provare quasi la stessa emozione della prima volta che abbiamo visto il Colosseo a Roma.

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Suggestivo anche il fatto che piovesse e che si vedesse qualche fulmine sullo sfondo, rendendo il tutto pronto per la recita di una tragedia greca!

Photo 18

Viaggio in bicicletta lungo la costa est italiana: tappa 5

Photo 1: Vasto beach from our room in the morning

Photo 2: A beach near Termoli

Photo 3: The  mount Maiella whitened by snow   (sorry for the not good quality of pic)

Quinta tappa da Vasto a Lesina Marina. 71 km di sole !! Quando ci siamo svegliati il sole era alto e il mare era silenzioso e blu. Un lungo tratto di Strada Statale 16, che attraversa una pineta, ci conduce senza problemi a Termoli, a volte con un bordo largo da 1 metro, che ci consente di viaggiare in sicurezza, quasi come essere su una pista ciclabile. Ci fermiamo per una foto su una spiaggia all’ingresso di Termoli. Lo sfondo a nord è occupato dal Monte Maiella completamente innevato a causa delle bufere dei giorni passati.

Photo 4: Break in Termoli

Photo 5: View of Termoli with its walls from the beach

Photo 6: Swabian Castle built in 1200

Photo 7:  The large Termoli beach with mount Maiella in background

Bellissima visita a Termoli!! Proseguendo verso Lesina Marina abbiamo cercato di utilizzare percorsi alternativi per evitare la strada statale 16, ma niente da fare, siamo andati completamente fuori rotta! Ad un certo punto abbiamo dovuto attraversare la ferrovia, bici sulle spalle e per fortuna ci hanno mostrato un buco nella rete, altrimenti 10 km sarebbero stati buttati via. Così abbiamo preso la Statale 16 in direzione Lesina ma, da Campomarino a Ripalta, è di 25 km, lunghissima, noiosa, inquietante!! Un sacco di cani liberi per strada, e un sacco di posti di adescamento frequentati da bruti ceffi e lucciole, e ti senti molto a disagio e insicuro. Cercheremo di chiudere questa tappa molto velocemente, l’unica in tanti anni di ciclismo, senza conseguenze, ma che ci ha arrecato disagio interiore.

Photo 8: Lake Lesina and in the background the white houses of Lesina Marina

Photo 9: Sunset in Lesina Marina (Adriatic Sea)

Photo 10: Tremiti Islands

Arrivati a Lesina Marina che, lungo la strada, si staglia di bianco sul fondo del lago panorama. Incredibile tramonto sulla spiaggia di Lesina, con le Isole Tremiti all’orizzonte! Stasera ho ordinato la torta allo chef di Villa Giulia per il mio 62° compleanno!! La camera d’aria di Villa Giulia lascia un po’ a desiderare, ma non c’erano alternative!

Photo 11: Sunset in Lesina Marina (Adriatic Sea)

Previous stage n.4

Este: una delle tante città murate in Veneto

Photo 1: Villa Capra known as “La Rotonda” Arch. Andrea Palladio

Oggi è una bella giornata di sole, farà caldo ma non troppo, ideale per una bella pedalata. Studio il percorso e decido di fare il giro dei Colli Euganei con tappa intermedia ad Este.
Prendo la ciclabile che da Vicenza porta a sud fino ai bordi dei Colli Berici,
primo passaggio davanti alla Villa Capra detta la Rotonda di Andrea Palladio

Dopo circa 20 km lascio la pista ciclabile per proseguire lungo un corso d’acqua costruito nel 1139 dai vicentini in guerra con i padovani, che così facendo tolsero l’acqua a quella città. Le guerre non si vincevano solo con assedi e fuoco, ma ovviamente anche togliendo l’acqua. Il corso d’acqua si chiama Bisatto ed è navigabile,
o meglio lo era in passato ed era possibile raggiungere Padova e poi con altri canali fino a Venezia. Ad esempio era molto importante per trasportare le pietre dalle cave di Nanto a Padova e Venezia. Ovviamente questi canali hanno argini con sopra una strada,
che anticamente veniva percorsa avanti e indietro dai cavalli che trainavano le barche soprattutto nel percorso controcorrente.

Photo 2: The Bisatto canal

Photo 3: The “Bisatto” just before Este

Photo 4: The” Bisatto “crosses Este

Photo 5: The walls and the Carrarese castle of Este

Nella lingua veneta il “bisatto” è l’anguilla e camminando lungo la strada lungo le sue sponde, si comprende perfettamente il motivo di questo nome. Dopo 50 km il “Bisatto” entra negli Este, città murata come ce ne sono tante nel Veneto. Ne cito alcuni sapendo che ne dimentico molti altri, purtroppo ce ne sono tanti! Asolo, Bardolino,
Bassano del Grappa, Camposampiero, Castelfranco veneto, Castelnuovo del garda, Cittadella, Cologna Veneta, Conegliano, Este, Feltre, Lazise, ​​Legnano, Malcesine, Marostica, Monselice, Montagnana, Noale, Padua, Pastrengo, Peschiera del garda, Pieve di cadore, Portobuffolè, Portogruaro, Rivoli, Roncade, San Zenone, Soave, Treviso, Torri del Benaco,
Valeggio del Mincio, Venice, Verona, Villafranca Veronese, Vittorio Veneto, Vicenza. Devi girare per scoprirli per almeno un anno!

Photo 6: The garden of the Carrarese castle of Este with the keep

Photo 7: The Carrarese Castle of Este with the keep

Photo 8: The walls of the Carrarese castle of Este

Photo 9: The ravine of the walls of the Carrarese castle of Este where the bears lived

Dopo aver pranzato, vi risparmio la foto delle fettuccine all’arrabbiata :), giro tra le mura e le torri del castello carrarese, costruito nella prima metà del 1300, il cui interno oggi costituisce uno splendido giardino pubblico. Passando vicino alle mura, un burrone mi ricorda un’immagine del mio passato di bambino. Devo subito chiedere ai passanti se si ricordano anche loro, ma nessuno ricorda niente. Temevo di sbagliarmi, quando l’ultimo signore che incontro conferma: Sì, vivevano due orsi, che erano di proprietà di un ex domatore che doveva darli al comune perché non poteva tenerli con sé. Sono diventati l’attrazione del luogo per molti anni, fino a quando, grazie agli animalisti e agli ecologisti, sono stati liberati nelle montagne del Trentino. Speriamo sia stata una buona scelta, visto che erano abituati agli umani e sono nati in cattività e di certo non sapevano come procurarsi il cibo. Dopo il giro del castello vado al Museo Nazionale Atestino, che è la vera meta di questo viaggio.

Photo 10: Paleo-Venetian funeral urns

Photo 11: Paleovenetian jewelry and ornaments dating back to 600/700 BC

Photo 12: Paleovenetian jewelry and ornaments dating back to 600/700 BC

Photo 13: Paleoveneto vase

Photo 14: Paleovenetian tomb dating back to the VII BC

Interessante la parte paleoveneta del museo, un’immersione in quello che era il Veneto prima dell’avvento di Roma. Una serie molto importante di reperti intorno a Este ha portato alla scoperta di numerose testimonianze del passato a partire dal II millennio aC. fino al 200 a.C. circa. Un’importante raccolta di reperti romani completa il percorso di questo interessante museo, a testimonianza dell’importanza esercitata dalla città di Este nel corso dei millenni.

Photo 15: The Rocca di Monselice, another walled city

Photo 16: The basin of Battaglia Terme where the “Bisatto” flows into the Vigenzone canal …….

Photo 17: ………. from here you could continue to nearby Padua and then to Venice

Risalgo in bici, ho ancora tanta strada da fare per tornare a casa. Passo per Monselice con la sua rocca che dall’alto domina la città. Costeggio i colli Euganei passando per le terme con Abano, Montegrotto, e poi dritto verso casa. Oggi sono andata bene, 110 km, ma mi fanno male le gambe!!

La strada delle 52 gallerie al Monte Pasubio

Photo 1: The entrance to 52 galleries road

 

 

Perhaps other LGs have written about the road of the 52 galleries but I want to explain the particular area and the sensations of walking alone, in silence, perhaps in prayer.

 

Photo 2: An open air museum

 

Photo 3: The first gallery with the monumental portal 

 

 

The road is located in the Vicenza mountains, called the Vicentine Prealps or the Little Dolomites. In the First World War they were the scene of 4 years of bloody battles, with snow, ice, rain, mice, lice, scarce food and completely foolish leaders who considered human nature to be nothing, only cannon fodder.

 

Photo 4: A spectacular passage of the road

 

The road was built in 1917 cause the normal road, which I will use for the return, was very exposed to the Austrian guns and more exposed also to the winter problems. It was built on the rock and required 52 tunnels, large enough for the passage of two mules loaded with food, cannons, rifles and more. It is still possible to see the points where the mules were tied in the stops.

 

Photo 5: Higher and higher!

 

 

Photo 6: A hook where mules can be attached during stops

 

 

Photo 7: the entrance of gallery 19 the longer with 313 meters

 

 

Many tunnels are built in a spiral into the mountain and the longest is no. 19, 313 meters long. In total the road is 6.5 km with 2.3 km in the tunnel. It was originally fully equipped with security systems, but after the war it was disarmed to recycle iron and other metals.

 

As you can see from the photos, it is now an open-air museum, very complete to understand what life was like here during the First World War.

 

Bocchetta Campiglia at 1216 m asl is the starting point, Porte del Pasubio at 1934 m asl the arrival, but the road crosses 2000 m asl at the highest point. Two hours, or a little less for highly trained people, much more (2.45) for old retirees like me with a passion for photos.

 

Photo 8: the fog is coming

 

Photo 9: out of the spiral gallery

 

Photo 10: view on mountain and the valley

 

Today seems like a good day, but I know this mountain, it is very unpredictable, the weather can change very quickly. I go up to the first galleries. The first is not long and has an inscription to remember the soldiers’ work to build it.

 

The ascent is very rapid due to the slope of the road. The route winds all around the various pinnacles and towers that make up the mountain. After about an hour of walking, I arrive at the fateful tunnel number 19. It is built in a spiral inside a rock tower. In some places there are windows that allow you to see the valley and give some light to the gallery. Even if a lamp is not needed in other galleries, here it is essential. Keep your head down at all times, in some places the height of the tunnel is less than 2 meters. The track carved into the rock climbs up steps until it comes out at the top of the tower. Well this is done too!

 

Photo 11: Sometimes the fog is less

 

Photo 12:  the fog is in the tunnel

 

Photo 13:  walking alone and in the silence

 

 

The scenery would be majestic, but as I imagined, even if it is a beautiful day, the water vapor condenses on the sides of the mountain and a blanket of fog envelops it all. Only in flashes can you see some breathtaking views. I continue my path shrouded in fog, I hear my step on the stones that is reflected on the walls of the mountain that I do not see. I get lost in this unreal situation, all the noises are muffled making the walk magical, I am immersed in the clouds, alone, with no think!

 

The fog is so thick at times that it manages to enter the galleries through the windows, unreal! The highest point is reached at 2000 meters and the last 4 tunnels are downhill. I understand why no one takes the path of the tunnels in reverse, the descent is much worse than the ascent, of course! 

 

Photo 14:  the last gallery, the number 52

 

Photo 15: the view from Rifugio Achille Papa towards the last tunnel at the end of the road of 52 tunnels

 

Photo 16: the pasta

 

A great plate of pasta is what you need in the warm Achille Papa refuge! 

 
 

Photo 17: The trenches of the First World War in the sacred area of Mount Pasubio

 

 

Photo 18: The trenches of the First World War in the sacred area of Mount Pasubio near Dente Italiano

 

 

Photo 19: Monte Pasubio, in front of the Austrian Dente (tooth), while I am on the Italian Dente or rather what remains of it

 

After this break, I decide to walk the path of the Sacra del Pasubio area, where the clashes and battles were innumerable. How many were the dead in these battles between Italians and Austrians? The official figures speak of 37,000 deaths only among Italians, but they are definitely by default. Even today, hikers find human bones and since this is all sacred ground like a cemetery, they collect them and deposit them under the crosses on the mountain tops. Then there are still some volunteers who go around to collect these remains and take them to a special place to accommodate the remains of unknown soldiers.

 
I walk lightly, without fatigue despite the continuous ascent. I go through old cemeteries and memorial arches. Higher and higher in the middle of the trenches to then emerge on the top of the destroyed Italian Dente, divided by a saddle from the Austrian Dente. This was precisely the first line, where a war of mines and countermines was also fought. Tunnels were dug to put explosives under the opponent’s mountain, who to defend himself built a tunnel that went under the opponent’s tunnel, until everyone exploded and in fact, the devastation in the Italian Dente is evident. Blocks of stone everywhere in the most complete destruction of the mountain and under the remains of those who were never found again. This is why I am silent and I pray for those who fought, Italians and Austrians, sent here when they was young people, without even knowing why, to fight the enemy, but was he really the enemy? But I also pray in memory of all those who have loved these mountains and, like me, have spent unforgettable moments walking through them.
 

Photo 20: Monte Pasubio, many soldiers are still under the rocks. When a hiker assumes he has found a human remnant, he places what he found under the summit cross

Photo 21: Monte Pasubio, view from Cima Palon 2232 mt

 

Photo 22: Monte Pasubio, me at the top physical and spiritual

 

Photo 23: Monte Pasubio, the sheep come out of the fog

 

 

Photo 24: Monte Pasubio, chamois inhabiting the most inaccessible places and rocks

 

 

A souvenir photo on the top of Monte Palon at 2232 meters. Then the descent with the surprise of a herd of chamois grazing. A flock of sheep emerges from the fog and passes me by. It’s late now, I’m always alone on the mountain, but I still have 3 hours to walk to get to my car, one last look, come on Paolo, let’s go!

 

Photo 25: Monte Pasubio, the existing road before the 52 Gallerie road, will lead me to the car after 8 hours of walking and 20 km of mountain

Il sentiero dei contrabbandieri

Durante ferragosto ho trascorso una settimana in Val Venosta, come al solito e dopo tanti anni, sono ritornato a fare un’escursione da solo alla gola della Val d’Uina. L’Uina è un tributario dell’Inn, che a sua volta è tributario del Danubio. Il confine tra Italia e Svizzera è il Passo di Slingia. Qui le acque sono molto indecise per dove scendere, verso l’Adriatico o verso il Mar Nero? Un avasta palude montana, dove le mucche camminano con molta difficoltà, è il punto di raccolta dell’acque provenienti da vecchi circhi morenici, è la sorgente dell’Uina. 

Più di 110 anni fa, un nuovo rifugio alpino venne costruito vicino al passo di Slingia, sopra la cascata , guardando verso la Val Venosta (Italia), ma dalla Svizzera il percorso era molto difficoltoso. Gli svizzeri costruirono un nuovo sentiero scavato nella roccia. 

Poiché vi erano pochi controlli da parte dei gendarmi, quando questa parte divenne territorio italiano, il sentiero divenne un punto di passaggio per le merci di contrabbando, tanto da prendere il nome di “Sentiero dei Contrabbandieri”. Adesso è un bel percorso da fare a piedi e per i più coraggiosi anche in MTB, anche se in alcuni tratti bisogna caricare la bici sulle spalle. È un percorso protetto con funi e parapetti, ma bisogna comunque fare molta attenzione, il salto in alcuni punti è di circa 400 metri e anche di più!
Il percorso totale è stato di 22 km a piedi in 6 ore. Metto qualche foto e clip con una sessione dal vivo di Corni delle Alpi, registrato sul Lai da Rims. Buon divertimento!


 

 

Photo 1: In vista del rifugio Sesvenna.

 

Photo 2 : Il confine tra Italia e Svizzera a Passo Slingia

 

Photo 3 : Laghi e paludi a Passo Slingia

 

Photo 4 : L’acqua arriva da vecchi circhi morenici fino alla palude

 

Photo 5 : La gola dell’Uina

 

Photo 6 : La gola dell’Uina

 

Photo 7 : La gola dell’Uina

 

Photo 8 : La gola dell’Uina

 

Photo 9 : La gola dell’Uina

 

Photo 10: Il laghetto vicino al rifugio Sesvenna, sullo sfondo l’Ortles, la cima più alta della Val Venosta

Photo 11: La cascata di Slingia