Parenzana: in bicicletta lungo la vecchia ferrovia austriaca (parte croata)

Ho saputo dell’esistenza della Parenzana a seguito di un regalo, da parte di Giampaolo e Luisa, al mio compleanno. Sapendo della passione per la bicicletta, mi hanno regalato un libretto guida per la ciclovia della Parenzana, sul tracciato di una vecchia ferrovia austroungarica dismessa da Trieste a Parenzo (Porec), da loro percorsa l’anno precedente. 

Partiamo il 14 luglio alla volta della Croazia. Parcheggiamo poco più in là  del confine Slovenia- Croazia, a Valizza e da qui prendiamo il tracciato della Parenzana.  

Buje

Saliamo con pendenza sempre moderata fino a Buie. Sono luoghi che ho frequentato per lavoro negli anni ’90 ma, stento a riconoscerli. Luoghi dove sono passato con Fabio, e un po’ tutte le località che passeremo in questi giorni, sono già state da me visitate ma, con altri  occhi! La ferrovia lambisce Buie e prosegue fino a raggiungere Grisignana (288 m.). 

Grisignana’s station

Paese inaspettato, in quanto percorrendo la ferrovia, in mezzo alla natura, in luogo desolato, ti rendi conto che stai giungendo alla cima della collina, solo quando esci dalla galleria e ti trovi praticamente alla stazione di Grisignana. 

Mangiamo in trattoria, immersi in questo paese rinato grazie a degli artisti che, l’hanno tolta dall’oblio. Una città dove tutto trasuda arte, dalla pittura, alla musica. 

Assistiamo a delle prove all’interno di un palazzo, di una orchestra giovanile con componenti provenienti da tutto il mondo. Si esibiscono   in una canzone tipica slava, con fiati, archi, chitarre e voci. Sotto il colonnato di un altro palazzo si stanno preparando giovani arpiste con i loro strumenti, oggi è la giornata dell’arpa! Difficile ripartire da qui ma dobbiamo andare, la strada è lunga fino a Montona ed è tutto da asfaltare. 

Infatti , il tratto croato della Parenzana, a differenza di quello italiano e di quello sloveno che sono asfaltati, corre tra boschi e colline, in un susseguirsi di salite e discese, con vari tipi di fondo, ghiaino, massicciata, terra ma, sempre sterrato. 

Lasciamo Grisignana a malincuore, e proseguiamo in leggera discesa verso la valle del Quieto, e aldilà della   valle, la città di Montona (277 m.), che appare in cima alla sua rupe nel mezzo della valle, dove alloggeremo per la notte.

La valle del Quieto è nota per i tartufi ed infatti, la sera la cena sarà tutta a base di trifola, anche il dolce!Montona è sicuramente un piccolo gioiellino architettonico e paesaggistico. Per raggiungerla dobbiamo fare un lungo giro attorno alla collina, sbucare fuori da una lunga galleria e fare l’ultima impegnativa rampa per salire alla rupe del Kastel, proprio sulla punta, dov’è situato l’hotel. Nella piazza del castello, a cui si accede attraverso varie porte su varie cerchie murarie, vi è la chiesa di Santo Stefano che , alcune fonti, attribuiscono al Palladio.  Percorsi 45 km.

La mattina seguente, partenza verso  Parenzo. Sempre in mezzo a boschi e con ponti che attraversano vallate. Il percorso rimane  interessante fino a Visinada, poi ha cominciato, a  perdere un po’ di interesse avvicinandosi alla costa.

piazza di Montona

Praticamente seguiamo il percorso originale fino a Visignano, e proseguiamo sulla strada fino ad arrivare a Parenzo.

Visinada


 Visita alla città, che essendo luglio è animatissima, e ben diversa dalla Parenzo che avevo conosciuto prima della guerra serbo croata del  ’91. Dopo aver cenato in piccolo locale vicino alla spiaggia, ci siamo rilassati con la poltrona per massaggi che avevamo in camera! Che  sballo! Percorsi 35 km.

Il mattino seguente rientro alla macchina attraverso vie nazionali con puntate a Novigrad, dove abbiamo mangiato e Umago. Momenti di felicità cantando le canzoni di Lucio, le discese ardite e le risalite! Percorsi 46 km.

Porec-Parenzo

La Parenzana (parte Slovena)

Sulla pista da Izola verso Koper

Ho saputo dell’esistenza della Parenzana a seguito di un regalo al mio compleanno. Sapendo della passione per la bicicletta, mi hanno regalato un libretto guida per la ciclovia della Parenzana, sul tracciato di una vecchia ferrovia austroungarica dismessa da Trieste a Parenzo (Porec). Durante la nostra breve vacanza di luglio abbiamo percorso la prima parte della Parenzana o per meglio dire la parte slovena, tralasciando la parte italiana in quanto parte a poca distanza dal confine ed essendo ormai perse le tracce del vecchio percorso in mezzo alle nuove strade e costruzioni varie. Non seguiamo il senso temporale, in quanto abbiamo fatto base a Pirano e pertanto, abbiamo fatto in due giorni, il tracciato a sud e il tracciato a nord, facendo ritorno all’hotel alla sera.
In tutta l’Istria è evidente l’influenza veneziana sia nell’impianto urbano sia nei monumenti più antichi di ogni centro storico. L’influenza austroungarica si evidenzia nei palazzi del potere costruiti nell’’800, palazzi funzionali a testimonianza dell’efficenza austriaca. Così idealmente partiamo da Capodistria, che avevo sempre visto solo passando per l’autostrada e l’ho sempre snobbata pensandola una città solo moderna. Al contrario, il centro di Koper è interessantissimo, gradinato su di una piccola collina, con monumenti antichi. Interessante la fontana Da Ponte, evidente l’influenza veneziana che, come elemento decorativo, raffigura un ponte, evidente richiamo ai ponti veneziani, come stesse a superare un canale.

Fontana Da Ponte a Koper-Capodistria
Piazza della Cattedrale

la piazza della Cattedrale in stile romanico del XII secolo, con la Loggia e il Palazzo Pretorio, il tutto in evidente stile gotico veneziano del XV secolo.

Il palazzo pretorio
La Rotonda di San Giovanni Battista, battistero

Vicino alla cattedrale, la Rotonda di San Giovanni Battista , anch’essa in stile romanico, era il battistero riaperto nel 2019 solo per visite guidate.

Fontana alla Porta di Muda

Vicino alla Porta di Muda costruita nel 1500, unica rimasta delle 12 che erano attorno la città, una fontana permetteva a chi arrivava di dissetarsi.

Antichi stemmi di Venezia sulla porta di Palazzo Pretorio
Buca delle lettere anonime contro i misfatti di chi era al potere e contro semine abusive o contrabbando di tabacco e contraffattori della città
Fraticello

Nell’uscire da Capodistria, superato l’enorme parco e zona sportiva con spiagge e stabilimenti balneari, prendiamo il lungomare, con traffico quasi del tutto interdetto, nel quale anche le biciclette hanno il limite di 20 all’ora, che ci porterà in 5 km al paese di Isola. Fotografiamo un fraticello e un cormorano tutto intento ad asciugarsi le penne.

Cormorano


A Isola passiamo per il paese e Cri si mette in posa vicino le scale del Conservatorio.

Conservatorio di Izola


Salendo le colline, penetrandole attraverso dei tunnel, al bordo di doline coltivate, arriviamo a Pirano al nostro Hotel all’interno delle mura.

Il giorno seguente rotta verso il confine croato passando per le saline di Sicciole. A Portorose inizia la Parenzana, ma a Lucia abbiamo avuto qualche difficoltà a capire dove passasse la vecchia ferrovia. Abbiamo salito più colline per poi capire che dovevamo seguire la riva del mare inoltrandoci all’interno di un campeggio che ritenevamo proprietà privata.

Salina di Sicciole


Oltrepassato il campeggio, una spiaggia bellissima di ciottoli ma, con a fianco dei prati temuti magnificamente dove poter giocare e prendere il sole.


Arriviamo a Sicciole, nota per le sue saline con anche un hotel con cure termali. Fiancheggiamo le saline su una pista bellissima e rilassante ma sotto un sole cocente. Sbuchiamo alla frontiera dove, a causa Covid, da qualche giorno non è più possibile passare senza quarantene e altri aspetti burocratici. Ci fermiamo a mangiare in un baracchino dove ci chiedono se volessimo mangiare del maiale allo spiedo visto che era stato fatto oggi. La fame c’era e ci abbiamo dato dentro anche se, onestamente, non è proprio quello che il mio medico mi avrebbe consigliato di mangiare, ma non c’era l’etichetta indicante i grassi saturi, pertanto ero in regola.

Vecchie costruzioni che servivano ai lavoratori delle saline di Sicciole
Verso l’estuario della Dragogna nelle saline di Sicciole

Chiedendo alle guardie di frontiera, siamo riusciti a superare la frontiera slovena senza superare quella croata, e ci siamo inoltrati per strade bianche sul lato destro della Dragogna fino al suo sbocco in mare, pertanto siamo rimasti al limite estremo delle saline, potendo godere di una pace e solitudine unica, inquartò a nessuno sarebbe mai venuto in mente di rimanere nella terra di nessuno.

Salina di Sicciole

Foto a svariati uccelli, per il vero volto timidi, e agli edifici, ormai crollati, che venivano usati per la lavorazione e per i lavoratori della salina.

Salina di Sicciole


Ritorniamo e alla frontiera ci fanno cenno di passare senza neanche controllarci, evidentemente si ricordavano della nostra richiesta.
Rientriamo a Pirano non senza altre soste, soprattutto per riempire un sacchetto di “amoli” e mangiarli a casa. Ero dubbioso sulla parola ma, in questo caso, è assolutamente appropriato chiamarli così e non pruno selvatico o susina. Cena nel nostro hotel con un sacco di “pocetti”

Le mura di Pirano

Noi due sulle mura di Pirano

Pirano avevamo tentato di raggiungerlo nel 2019, durante la nostra escursione sulla Parenzana parte Croata. Era stato impossibile per la mole turistica poterci fermare per dare uno sguardo, anche per il fatto che bisogna parcheggiare notevolmente fuori città e non avevamo tempo più di tanto.

Pirano vista dalle mura

Ma dall’alto era chiaro che doveva essere molto bella, e pertanto, in occasione del  nostro anniversario di luglio, e approfittando di un allentamento internazionale delle normative Covid, siamo riusciti a fare 4 giorni in questa  città di mare, permeata da influenze veneziane e austroungariche nella sua struttura architettonica. 

Piazza Tartini di Pirano

L’ultima torre verso il mare delle mura marciane

Con quegli occhiali neri, boh secondo me non vede niente!

Salendo sulla collina che domina Pirano, abbiamo incontrato l’entrata per la visita di una parte di mura di difesa. Pirano ha avuto più cerchia di mura e le prime sono datate VII secolo. Quelle dove abbiamo camminato sono le più recenti, denominate marciane (da San Marco) e costruite dalla fine del 1440 e finite all’inizio del 1500. Chiudevano la città verso la collina allo scopo di difenderla dalle possibili incursioni saracene dalla terraferma. 

Pirano dalle mura
Piazza Tartini
L’ultima torre
Vista dall’ultima torre verso Strugnano e più in fondo Trieste

La camminata sulle mura è molto panoramica e si incontrano notevoli scorci fotografici sia sulla città, che sul mare, in quanto la torre più esterna è a picco sul mare. Divertente salire le scale delle torri, facendo ben attenzione alla testa. Le zuccate sono all’ordine del giorno, tanto che ogni tanto, anche da altri visitatori, si udiva il sordo tonfo di una testa che batteva sul soffitto della scala. Ahi ahi!

Pirano è stata sotto il dominio di Venezia per più di 500 anni, fino al 1797, anno di caduta della Serenissima. Fino al 1918 rimase austroungarica, ma dal 1918 al 1954 rimase sotto l’influenza italiana, anche se dopo il 1945 era zona B, vale a dire a presenza militare jugoslava. In seguito all’assegnazione completa alla federazione della Jugoslavia, avvenne una migrazione e praticamente una sostituzione della popolazione, quella di origini italiane e venete partirono per un esodo verso l’Italia, madre patria linguisticamente  ma non di origine. Arrivarono a sostituire gli italiani, delle popolazioni slave che tuttora sono la maggioranza assoluta della popolazione. Gli italiani, pochi, rimasti conservano le tradizioni e la storia del luogo a beneficio anche dei nuovi arrivati. Vanto locale è il compositore e violinista Giuseppe Tartini, la cui statua troneggia al centro della piazza cittadina.

Monumento al compositore e violinista Giuseppe Tartini

Camere d’aria 2020 – Sicilia – Epilogo

Viaggio in Sicilia – Epilogo. Se sognate tramonti favolosi è perchè non avete mai visto albe come questa! Se pensavamo che il tramonto di ieri sera fosse stato un premio alla nostra piccola impresa, è perchè non potevamo immaginare il regalo che la Scala dei Turchi e il suo mare, il suo cielo, ci avrebbero fatto al mattino. Non ho termini, né colori sufficienti alla mia tavolozza per poter definire e descrivere quello che abbiamo visto. L’alba ha anche un sapore diverso, l’aria è differente. Non è il concludersi di una giornata, è una rinascita, un esplodere del colore. Non rimane il dolceamaro della fine di un giorno, i suoi rimpianti, il suo calore, gli incontri. L’alba è speranza, è corsa verso la gioia, è stupore dell’essere vivi dopo il buio. Ecco perchè mi alzo presto in vacanza!

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Il tuo volto al sole

Quasi un anno che non ti visito. Sono passati tanti anni da quel giorno, con caldarroste e balli. E oggi parcheggio l’auto sullo spiazzo e salgo la collinetta. Dove sei è angusto e dà senso di umidità. Ti parlo dei nostri figli, di nostra nipote, di quello che si aspettano dalla vita e di quello che a volte non va. Vorrei tu potessi metterci una pezza, se esistesse, se ci fosse, ma tanto so che tutto finisce lì! Ma fa bene parlare, ricordare, sperare, come nulla fosse stato. Vado sempre via di fretta quando vengo da te, ma stavolta mi accorgo che il sole sta arrivando a lambire la pietra e da li a poco toccherà il tuo volto. Il sole cammina, non lo immaginavo così veloce nello spostarsi a mezzogiorno. Un po’ alla volta rischiara il tuo volto, che contemplo, ancora vivo!

Camere d’aria 2020 – video prima parte

Volevo condensare in un video di 3 minuti la nostra avventura in Sicilia. Ma 13 tappe, con tutte le bellezze incrociate, sia naturalistiche, che artistiche e storiche, sono impossibili da ridurre ai minimi termini. Nonostante la musica incalzante di Witch di Shefound mi permettesse una scansione veloce di video e foto, mi sono fermato a Castellammare del Golfo. Pertanto qui trovate il video delle prime 7 tappe, da Capo Peloro (Cariddi) a Castellammare del Golfo, appunto! Perchè ho scelto un ritmo così incalzante? Perchè mi sembrava che rappresentasse la potenza della natura che si era scatenata in quei giorni, onde alte e vento fortissimo contrario, hanno caratterizzato quei giorni, pertanto era un po’ anche la situazione che richiede un ritmo simile.

Eccovi il video, spero lo gradiate! Appuntamento alla seconda parte.

Ed ecco qui la seconda parte del video, da Castellammare del Golfo ad Agrigento!

Camere d’aria 2020.Tappa 13 e ultima. Seccagrande – Scala dei turchi

 

Tredicesima e ultima tappa. Effettivamente la collocazione di questa notte è stata abbastanza di fortuna, anche se, tutto sommato, avremmo dormito bene, se non fosse stato per le zanzare che ci hanno perseguitato nonostante l’insetticida e nonostante il canto di un assiolo che mi hai svegliato alle 4. Sono le 7 e l’unico pensiero è quello di  trovare un posto da dove poter trasmettere quello che ho scritto stanotte, i miei amici non sanno cosa è successo ieri, come faranno a vivere? Salgo la collina fino in cima, e qui il cellulare macina un po’.

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Camere d’aria 2020, Tappa 12. Selinunte-Seccagrande


Dodicesima e penultima tappa del nostro viaggio. Sveglia all’alba, ma sicuramente molti voi si sono svegliati prima di me, pertanto nulla di eroico in questa stagione. Dopo un inutile tentativo di reperire soldi dalla macchinetta giù al porto, pago con il bancomat normalmente, stamattina funzionava, chissà  come mai? Ho impostato la navigazione su strade alternative, in quanto sulla statale ho visto delle gallerie e so che Cri le teme.


Giriamo nei dintorni di Selinunte alla ricerca del passaggio segnato sulla traccia. La traccia passa attraverso una proprietà privata, protetta dai dei cani vaganti in mezzo al cancello. Fermiamo un indigeno che ci dice che è tutto aperto in quanto non c’è più nessuno in vacanza e pertanto i cancelli sono aperti. Prendiamo la discesa, passiamo per il primo cancello con circospezione, i cani rimangono fermi, fortunatamente! Passiamo il secondo cancello e siamo fuori.

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