Giro dei Laghi 2021: Giorno 7

Photo 1: Maggiore lake. Borromee islands by night
Photo 2: The path

Settima tappa del mio giro, da Omegna a Stresa. Mi sveglio presto alle 6 perché la colazione è alle 7 e vorrei farmi un giro per Omegna per vedere com’è la cittadina. Alzo le persiane e piove. Pertanto alle 7 faccio colazione e preparo il vestimento da ciclista per la pioggia, ma fortunatamente alle 8 non piove più.

Photo 3: Omegna at 6 a.m., it rains!

Photo 4: Omegna
Photo 5: Omegna, Sant’Ambrogio church, 960 a.C.
Photo 6: Omegna

Approfitto per fare il giro di Omegna e scattare qualche foto. È una cittadina tipica piemontese, si nota chiaramente l’architettura premontana, qualche tetto in ardesia, vecchi poggioli in ferro battuto ormai arrugginiti. Si notano le case abbandonate però si vede chiaramente che è in corso un’opera di recupero degli edifici più vecchi e che a mio parere, sono più interessanti di quelli moderni. Rientro in hotel e mi preparo per la partenza. Sono necessari sia un giubbino, che l’antivento, non è proprio così tanto caldo.Ho calcolato il percorso più conveniente, quello che dovrebbe farmi fare meno salita. So in ogni caso che dovrò passare dai 300 metri del Lago d’Orta, allo scollinamento dei 500 metri che rappresenta il punto più basso per passare nel lato del Lago Maggiore. 

Photo 7: Orta lake

Photo 8: Orta lake near Orta
Photo 9: Orta, villa Crespi

Non piove più, la giornata è grigia e faccio qualche foto di rito ma chiaramente quando mancano i colori e quando manca il sole, tutto sembra più piatto. Arrivo a Orta e mi accoglie un castello in stile arabeggiante e però non è altro che un hotel, pertanto non visitabile. Mi dirigo verso il paese di Orta e nel punto dove poter fotografare l’isola di San Giulio. Qui il caos è indescrivibile, purtroppo oggi è giornata di festa e non appena un piccolo spiraglio di sole è apparso, tutti si sono portati qui al lago mi sembra di capire. 

Photo 10: Orta lake, St. Giulio island
Photo 11: Orta lake near Orta
L’Isola di San Giulio era già abitata in tempi neolitici e dell’età del ferro. È sempre stata un punto importante della storia. Già nel quinto secolo vi fu eretta una chiesa ed è sempre stata considerata in una posizione strategica per contrastare eventuali invasioni di truppe provenienti dal Sempione. Per finire, entrò nei possedimenti di vari vescovi e ordini monastici, che la trasformarono così come la si può ammirare ora con i vari interventi lungo i secoli. Riprendo la marcia e devio dalla strada principale per seguire la traccia proposta da Cycle travel. 
Photo 12: Legro
Photo 13: Legro
Photo 14: Goodbye Orta

Per prima cosa mi fa passare attraverso il paese di Legro, paese dipinto, soprattutto con immagini che ricordano i vari film del passato della storia del cinema italiano. Argomenti ben diversi da quelli che abbiamo trovato a Satriano più riguardanti le favole o gli episodi locali. La traccia segue la ferrovia però ad un certo punto, mi manda per un viottolo di campagna e ad un bivio non la interpreti bene. Pensi che debba essere impossibile che mi possa mandare per uno scaranto e decido che sicuramente quello non è da prendere. Pertanto proseguo e la traccia diventa sempre più stretta, in mezzo a alta vegetazione, finché finalmente vedo un passaggio a livello, e oltrepassato mi ritrovo in mezzo ad un bosco di querce. Osservo bene il navigatore vedo che sono in mezzo a una foresta completamente perso. Percorro la foresta in direzione di una strada e dopo una decina di minuti mi ritrovo praticamente dov’ero prima. Decido di rifare il tratturo e al bivio dello scaranto lo prendo di brutto. Il tracciatore di quella mappa deve avermi sentito anche se inglese. Più proseguivo e più scivolavo sulle foglie bagnate per la pioggia della notte, sassi grossi mi facevano scivolare e saltare di qua di là la bicicletta e i bagagli sballonzolavano. Arrivo finalmente su di una strada e decido di abbandonare completamente la traccia del navigatore. Guardo dov’è la strada normale e cerco di raggiungerla. Da qui il tutto diventa più semplice anche se la salita devo praticamente ancora farla. 

Photo 15: Maggiore lake
Photo 16: Maggiore lake

Raggiungo Nebbiuno e qui mangio e mancano ancora solo 15 km per raggiungere Stresa. Mi arriva una mail che mi preoccupa con una comunicazione da parte dell’hotel che ho scelto per passare la notte. Non è disponibile in quanto ancora chiuso, però mi danno in sostituzione la notte in un’altra loro struttura, che è in riva al lago e di una categoria superiore e cosa voglio di più? Arrivo a Stresa con una bella discesa e cavolo, questo è un hotel da giacca e cravatta! A quanto pare non ci badano più come una volta. Doccia e vado a prendere il battello per andare all’Isola dei pescatori. 

Photo 17: Maggiore lake, Isola Bella
Photo 18: Maggiore lake, Superior island or Fisherman’s island
Photo 19: Maggiore lake, Fisherman’s island

Photo 20: Maggiore lake, Fisherman’s island, the nets

Salgo sul battello mentre ricomincia una leggera pioggerellina. Si passa prima per Isola bella e per poi arrivare all’isola dei pescatori o superiore. Anche se ora è una bolgia di piccoli negozi di artigianato, diciamo locale, e un insieme di ristoranti e bar o altri tipi di locali pubblici, l’sola conserva appieno il suo aspetto di luogo abitato da pescatori, anche se ormai di abitanti ne conta poco meno di una ventina. Interessante osservare il maxi calderone usato dai pescatori per scaldare l’acqua in cui poi tingevano le reti. Così facendo davano alla rete maggiore resistenza e una più lunga durata. 

Photo 21: Maggiore lake, Fisherman’s island

Photo 22: Maggiore lake, Fisherman’s island, the church

Photo 23: Maggiore lake, Fisherman’s island, the church

Giro alla ricerca di angoli che possano soddisfare la mia curiosità fotografica. Interessante anche la chiesa parrocchiale, dove sull’altare appaiono i mezzi busti dorati di quattro vescovi tra i quali Sant’Ambrogio e San Carlo Borromeo, ovviamente un qualche collegamento con la famiglia Borromeo doveva pur esserci chiamandosi isole borromee. Altri interessanti affreschi sulle pareti delle cappelle. 

Photo 24: Maggiore lake, liberty stile hotels in Stresa

Dall’isola si nota, che tutto il lungolago di Stresa è occupato da svariati hotel per la maggior parte in stile liberty, a ricordare che era una delle mete favorite dai villeggianti benestanti e da esponenti del Risorgimento italiano tra la seconda metà del XIX e gli inizi del XX secolo. Rientro che un pallido sole fa capolino in mezzo alle nubi. A domani.

Photo 25: Fisherman’s island

E qui il video della giornata

Il Giro dei Laghi 2021: giorno 6

Photo 1: Ponte Tresa. View from Italy to Switzerland
Photo 2: The path

Sesto giorno del giro dei laghi. Da Porto Ceresio ad Omegna. La notte è stata estremamente dormigliosa e neanche le campane delle 7 sono riuscite a svegliarmi. Pagare 45 euro per un modesto hotel dormendo come un ghiro ti fa ripensare al concetto di chi più spende meglio spende. Colazione e alle 9.30 sono già in strada con direzione Porto Tresa. Non occorre mettere il giubbino per scaldarsi, oggi sicuramente la temperatura salirà. Da questa parte il lago è già migliore rispetto alla parte luganese, c’è un po’ di traffico, ma nulla di che’.

Photo 3 Lugano Lake near Porto Ceresio (I)
Photo 4: Lugano lake, Ponte Tresa (I) seeing Switzerland coast
Photo 5: The end of Lugano lake. Ponte Tresa. Right Italy, Left Switzerland

A ponte Tresa il lago, per qualche centinaia di metri, si restringe talmente tanto, che si potrebbe tranquillamente conversare con le persone dell’altra sponda, nel senso di abitanti, cosa avete capito! Solo che sono svizzeri e non ti darebbero confidenza 😁. Un po’ più avanti il lago termina e con mia sorpresa capisco che lì c’è l’emissario. Infatti passando il confine, proprio sul fiume, l’acqua esce dal lago e si incammina sulla mia stessa direzione, verso il lago Maggiore. Faccio una decina di chilometri in territorio svizzero, pensavo tutto in discesa, ma in prossimità del confine, bisogna arrancare.

Photo 6: Near Fornasette border, I leave Switzerland to return in Italy. The grotto!

A metà salita, per fortuna, vedo un vecchio edificio, che chiaramente era l’ultima taverna con grotto per i viandanti che dovevano varcare la frontiera. Una foto è d’obbligo, bella scusa per tirare il fiato. Arrivo al valico di frontiera di passo Fornacette. Né un gendarme svizzero, né uno italiano a presidiare il confine, le auto sfrecciano sotto i gabbiotti di controllo. Della serie, per stare tranquilli, mi son fatto bucare un dito e togliere il sangue spendendo 25 euro per essere in regola con la Legge! Si è vero, nella vita sono sempre positivo, pertanto era giusto che pagassi la cifra per sentirmi dire “negativo”😁

Photo 7: Maggiore lake near Luino
Photo 8: Maggiore lake near Laveno Mombello
Photo 9: Lunch in Laveno

Picchiata verso Luino e qui posso constatare la diversità di colore dell’acqua del Lago Maggiore, rispetto a quello di Lugano e del fatto che qui si vede il fondo. Con continui saliscendi raggiungo Laveno Mombello, pranzo, e vado a prendere il traghetto: sciopero! Il prossimo alle 16.30. Va bene, sonnellino all’ombra e poi gelato, rigorosamente senza lattosio!

Photo 10: Maggiore lake, ferry to Intra
Photo 11: Maggiore lake: Laveno Mombello
Photo 12: Maggiore lake, Intra

Ore 16.30, sirena, il traghetto si stacca dal molo e via verso Intra-Verbania. L’aria non è più così tersa come nei giorni scorsi, la costa di fronte si vede un po’ azzurrata, pertanto le foto non saranno di buona qualità, portate pazienza. Sbarco e prendo la strada che mi porterà a Omegna.

Photo 13: Mergozzo lake

Lascio il lago sulla sinistra e comincio a risalire il fiume Toce nel tratto dove si trova il parco del fondo Toce che poi termina nel lago Mergozzo, da non confondersi con il Merdanzo (vediamo chi si ricorda dove si trova e perché è famoso). E ora viene il bello. Ultimi chilometri in salita e Omegna non arriva mai, quasi la vista di Marsiglia per  Artur Rimbaud,  che non  arriverà mai. Ma io ci sono arrivato.

Photo 14: Omegna on Orta lake, Piemonte region
Photo 15: Omegna on Orta lake
Photo 16: Omegna on Orta lake

E sono rimasto molto sorpreso dalla bellezza di Omegna, con il fiume che sbuca direttamente dentro il lago con tutte le case coloratissime che costeggiano il fiume e il lungolago. Però non ho avuto più di tanto tempo da dedicare al tour della cittadina, lo farò domani mattina. Mi sono dedicato più alle pulizie personali e al cibo. L’hotel croce Bianca dove sono, e ve lo consiglio se doveste passare di qui, ha anche il ristorante interno, con vista sul lago.  E la vista mia è stata ben contenta di vedere i 3 ottimi piatti che mi hanno servito per un totale di €17. Del Lago di Lugano una delle cose che più ho apprezzato è la parte selvaggia del territorio italiano, non ancora raggiunta dal turismo di massa, un Piccolo mondo antico, direbbe il Fogazzaro. Come ricordato nella puntata precedente, di fronte alla sua villa, che praticamente è una delle ultime case prima di entrare in Svizzera, c’è l’altra sponda del lago,con un paesino, sempre in territorio italiano, che è raggiungibile solo via acqua, non esistendo alcuna strada sull’altra sponda. Il paesino termina con una garitta italiana sulla riva e 100 metri più in là, un’altra garitta svizzera. Attualmente non vive più nessuno stabilmente, ma qualcuno adora passarvi le vacanze in completo isolamento, ovvio ci vuole una barca! A domani.

Photo 17: Excellent food at Croce Bianca hotel in Omegna

Giro dei Laghi 2021: day 5

Quinta giornata in giro per i laghi. Stamattina a Domaso danno la colazione dalle 8:15, molto tardi per i miei ritmi. Mi sveglio e il cielo è completamente coperto, nessuno spiraglio di sole. In attesa della colazione, vado sul prato in riva al lago, mi siedo e faccio meditazione. Da bravo ciclista, pauroso della pioggia, durante la meditazione chiedo che arrivi il sole. Non passano due minuti e sento che le palpebre chiuse vengono colpite da una luce più forte, il cielo si sta aprendo e compare lui che mi ha poi accompagnato per tutta la giornata.

Colazione e poi presto, presto, presto, presto che è tardi, tardi, tardi. Devo arrivare per le 12 alla farmacia di Carlazzo per fare il tampone, in modo di non aver problemi al rientro in Italia. Eh sì  oggi si sconfina. Se voglio fare un po’ del Lago di Lugano è per forza necessario sconfinare in Svizzera. Il pensiero va alle parole di Salvatore, che sapendomi una gran mezzasega in salita, mi prospetta come minimo un’ora da Menaggio al passo. Pertanto poche ciance ore 9:24 in strada. Non ho molto tempo per scattare foto o altro, anche se ne ho fatte lo stesso, ma non come avrei voluto. D’obbligo una foto a Dongo, ma non per il motivo che pensate voi. La dedico a Licia, e alla sua gioventù idealista! Anche se, al di là delle diverse sensibilità personali, è innegabile che a Dongo sia passata la Storia con la Esse maiuscola (per gli amici non italiani, a Dongo, il 28 aprile 1945, è stato catturato Benito Mussolini, dittatore italiano. La sua esecuzione è stata fatta in un paese vicino, sempre sul lago di Como).

Arrivo a Menaggio, praticamente dopo 20 km di vento contrario, alle 10:50. Ho un’ora e 10 per arrivare a destinazione. Mi ha detto “prendi la stradina al terzo tornante e vedrai che non è per niente dura”. Alla faccia dei ciclisti sportivi che non sono mezze seghe. Riesco a fare i primi tre tornanti rimanendo in sella, 7%, Ok ce la faccio. Al terzo tornante prendo la stradina con scritto RSA che sta a indicare la vecchia ferrovia che collegava Menaggio con Porlezza. Vedo la stradina che s’impenna, capisco già che non posso farcela, 12%. Scendo e spingo. Sono solo 200 metri, si ritorna sulla strada e capisco, che se avessi fatto la strada statale, sarei rimasto sempre in sella. Avanti un altro tornante e li inizia il percorso vero e proprio della ferrovia. Stupendo, pendenze appena appena percettibili, visto che era un treno che le percorreva non poteva essere altrimenti, in mezzo a boschi molto freschi che in questa giornata, che sta diventando veramente calda, non sono da disdegnare.

Ho anche tempo per mangiare la banana e  le ciambelline e fare qualche foto al lago di Piano. Arrivo in farmacia alle 11:50 in perfetto orario. Tutto ok, certificato di negatività in mie mani, posso entrare in Svizzera, anzi potrò ritornare in Italia. Rinvio il pranzo in quanto devo fare un’altra cosa prima di passare in Svizzera.

“Ombretta sdegnosa del Mississippi non far la ritrosa e baciami qui”.

Eh sì, qui c’è la villa Fogazzaro Roi, dove il nostro conterraneo Fogazzaro ha ambientato Piccolo mondo antico, il suo romanzo più famoso. Arrivo a Oria e scendo verso la villa, anche per poter mandare una foto al mio amico Roberto, in quanto i suoi genitori erano custodi della villa di Montegalda del marchese Roi e lui da ragazzo è stato qui più volte in vacanza. Un pensiero anche  all’amica Paola, parte attiva della fondazione Roi. Dovrebbe essere chiuso stando alle indicazioni di Maps, ma sento delle voci giù, vicino alla chiesetta. Mi avvicino e una guida del Fai (Fondo Ambiente Italiano, ora proprietario della villa), mi chiede se voglio aggregarmi alla visita guidata e chiaramente non posso dire di no, anche se era in inglese, ma non c’è stato alcun problema. Ho potuto così immergermi in quel racconto che alle medie forse non abbiamo molto compreso, anzi ci aveva un po’ rotto, perché quando si è giovani si hanno per la testa altre cose.

È una villa fantastica, che il marchese Roi ha voluto mantenere il più aderente ai momenti in cui è stata abitata da Fogazzaro, pur vestendola a sua immagine e somiglianza. È la casa di un collezionista metodico, preciso, pignolo che guarda il particolare perché ogni particolare ha un suo significato. Si capisce perché non si sia mai sposato, nessuna donna avrebbe potuto vivere con un maniaco dell’ordine e della precisione come lui! Vedo l’imbarcadero dove nel racconto Ombretta o meglio Maria, muore annegata. Difficile elencare tutto quello che ho visto in quella casa, dalle noci di cocco scolpite, alle pareti completamente tappezzate di carta da parati, anche nel soffitto e anche la cassetta del bagno completamente rivestita senza perdere minimamente la continuità dei segni della carta. La tavola da pranzo è la cosa più notevole, è completamente preparata in modo coordinato e esistono due servizi, sia di piatti, di posate, di bicchieri e tovaglie per ogni mese e su disposizioni date del marchese Roi, il Fai domani, primo di giugno,  dovrà cambiare completamente la tavola, con piatti del mese di giugno, con posate diverse con tovaglie diverse. Il marchese ha lasciato disposizioni ben precise nel donare al FAI questa preziosa dimora e la fondazione Roi è incaricata a controllare l’operato del FAI.

Le stanze degli ospiti sono arredate ognuna in stile diverso, ce n’è una il cui letto è ricavato da una slitta russa. Al secondo piano, per ultima, la camera di Antonio Fogazzaro, che è rimasta così come lui l’ha abitata. Fogazzaro ospitava spesso amici di famiglia nella sua villa e, se non era lui presente, offriva loro ospitalità nella sua camera personale. Giacomo Zanella, poeta vicentino, per riconoscenza, scrisse sulla porta della stanza una poesia di ringraziamento. Il compositore Gaetano Coronaro, a sua volta ospite della villa, musicò il testo trascrivendo la partitura sulla medesima porta. Insomma graffitari ante litteram. Su di una parete il documento con cui l’allora Re d’Italia, nominava Antonio Fogazzaro Senatore.

Riparto dopo aver speso  più di un’ora per questa visita e tento di trovare un ristorante, ma dopo pochi metri c’è il confine. Passo in Svizzera e prendo per buono il consiglio di Salvatore, o perlomeno il significato del consiglio, vale a dire  lui mi aveva consigliato di mangiare prima in Italia, il che corrisponde a non mangiare in Svizzera. Arrivo a Lugano e in un parco mi mangio le mie scorte alimentari. Non mi fermo a visitare Lugano e le dico addio cantando Graziani con i passanti che mi guardano un po’ cosi e proseguo per arrivare a Porto Ceresio.

In tutta verità non ho trovato nel lago di Lugano la stessa potenza paesaggistica del lago di Como e Lecco, se non nella parte alta italiana, appunto della Valsolda, lì infatti è veramente un luogo stupendo. Per farvi capire anche quanto sia un luogo selvaggio, il pezzo di lago della Valsolda, di fronte alla villa di Fogazzaro, verso l’altra sponda, proprio in prossimità del confine svizzero, c’è un paese, Santa Margherita, raggiungibile unicamente via acqua, non ha alcuna strada che lo colleghi al resto del mondo.

Passo la frontiera nuovamente, ritorno in Italia, nessuno mi controlla, anzi non c’è proprio nessuno al confine, il mio certificato Covid rimane dentro la sacca! Fino a Porto Ceresio non mi ha entusiasmato, forse dovevo prima fare il Lago di Lugano e poi quello di Como! Stasera faccio il turista di bocca buona, ho preso il primo hotel che ho trovato e va bene così. A domani e vi saprò dire se la costa italiana è migliore rispetto a tutta la costa Ticinese.

Giro dei Laghi 2021: Quarto giorno

Quarto giorno del Giro dei laghi.I milanesi se ne stanno andando e allora posso avere il lago tutto per me. Sono qui seduto in riva sull’erba con un sole fantastico e con un vento che rinfresca la pelle e così rilassato posso raccontarvi quella che è stata una giornata fantastica.

Stamattina visita a una delle attrattive di Lecco, che ieri sera avevo saltato  perché ero satollo ed anche molto stanco, sia per i chilometri in  bicicletta, sia per quelli fatti a piedi, su e giù per Lecco rincorrendo i Bravi. L’isola Viscontea, proprio vicino all’hotel è un’isola fluviale, essendo in quel piccolo tratto di fiume Adda che congiunge il lago di Como con il lago di Garlate. Da molto tempo disabitata in quanto, in tempi moderni, risultano difficili i collegamenti non essendoci un ponte. Una delle ultime destinazioni fu ad osteria, ma chiuse negli anni 60. Merita un destino migliore, magari ad utilizzo della popolazione.

Alle 9.30 puntualissimo, come si addice a chi abita vicino alla Svizzera, arriva Salvatore, amico di penna, che aveva risposto ai  miei post sulla Sicilia. Sono un po’ preoccupato, quando lo vedo con la sua maglietta del gruppo ciclistico erbese, capisco subito che sarà una brava guida, ma che saranno per me cavoli amari stargli dietro. Vorrebbe portarmi sul Ghisallo al santuario del ciclista, è molto ottimista sulle mie capacità ciclistiche, ma sulle prime rampe secondo me, si rende ben conto anche lui, che non potrebbe essere una salita per me, ma è così gentile da dirmi che non ho i rapporti giusti per quella ascesa, che signore! Invece di dirmi che sono una mezzasega!!!

Passiamo per il lago di Annone, ed arriviamo a Pusiano, dove abita. Ci fermiamo sul lungolago per una foto di rito, e per una anche all’isola del canguro, speriamo di non trovarcelo davanti in fuga sulla strada. Da Pusiano prendiamo la salita che ci porterà verso il lago di Segrino. Salvatore si comporta da ciclista vero, fa di tutto per non staccarmi, mi sentivo molto Egan Bernal, a ruota dei suoi uomini ed è proprio qui che Salvatore declama una poesia di Gianni Rodari:

“Filastrocca del gregario

corridore proletario,

che ai campioni di mestiere

deve far da cameriere,

e sul piatto, senza gloria,

serve loro la vittoria.

Al traguardo, quando arriva,

non ha applausi, non evviva.

Col salario che si piglia

fa campare la famiglia

e da vecchio poi acquista

un negozio da ciclista

o un baretto, anche più spesso,

con la macchina per l’espresso.”

Quanta verità, soprattutto ai tempi eroici del ciclismo!  Però questa la dedichiamo a Caruso.

In cima alla salita, poco prima del lago, la casa di Giovanni Segantini, che in questi luoghi dipinse i suoi quadri più famosi di ispirazione contadina. Il lago ha delle vedute e degli scorci che richiamano molto fantasie di streghe, folletti o altri personaggi fantastici abitanti le sue sponde. Però questo lago ha una storia anche moderna in quanto lo sci nautico è nato proprio qui e ha prosperato fino a quando non è subentrato il divieto di utilizzo di mezzi a motore. Riprendiamo la salita fino allo scollinamento dove inizia la picchiata verso il lago di Como.

Sosta alla fontana del ciclista dove quasi avessi conquistato lo Zoncolan ci immortaliamo in alcune foto. Discesa, si fa per dire a tutta, sostando in un pulpito da dove si gode uno spettacolo straordinario sul lago e sulle cime che lo circondano ancora coperte di neve. Arriviamo sulla statale e qui si dividono le nostre strade lui verso casa a incontrare la sua nipotina che arriva da Roma, io verso Bellagio. Devo dire che poteva essere un incontro, quello con Salvatore, quasi doveroso e pertanto con tutti i rischi che esso poteva comportare. Ma è stato un incontro di affinità. Lo ringrazio qui per la sua disponibilità, ma anche e soprattutto per la sua umanità, esempio da seguire di altruismo, e non perché mi ha accompagnato in questa escursione, ma per quello che ha fatto nella sua vita.

Dopo una spanzata incredibile in riva al lago, in una trattoria da Salvatore segnalatemi, riprendo, fra saliscendi, la strada verso Bellagio, che risulta intasata di turisti che non lasciano godere della bellezza di questo luogo. Devo immaginarmelo sgombro di umanità, per poi calare verso il traghetto, che mi porterà a Varenna. Si naviga immersi nel blu al centro del lago di Como, dove i due rami si incontrano.

Mi porto sulla riva sinistra orografica per proseguire verso l’estremità nord del Lago. Sento che non mi mancano le energie, evidentemente i salumi del luogo mi hanno dato la spinta necessaria, o forse è il vento a favore? Passo per vari paesini e in particolare Bellano, ogni commento che potreste fare sarà sbagliato!

Stupenda la chiesa e il castello che trovo sulla strada nel paese di corenno Plinio. Chiesa del XIII secolo con delle tombe in edicole esterne al portale della chiesa, con decorazioni in bianco e nero come si ritrovano nelle chiese di Como, ma direi anche nelle chiese della Toscana. In arrivo a Colico resto abbagliato dalla bellezza di un’ansa del Lago che guarda verso la spiaggia di Colico, il laghetto di Piona, sembra quasi un piccolo fiordo, con una barchetta che divide l’acqua calma di quella rada riparata, creando una tenue scia, che si allarga sempre più. La spiaggia di Colico è affollata di una quantità innumerevole di persone che prendono il sole sull’erba. Proseguo verso la mia destinazione arrivando nel punto estremo del lago, che non si vede e non si tocca mai, in quanto bisogna risalire nella piana finale per trovare un ponte che oltrepassa l’Adda in arrivo dai monti.

Passo così sulla sponda di destra del lago di Como, il vento contrario si fa sentire, ma la mia meta è vicina e proseguendo fino a Domaso raggiungo l’hotel Vischi, dove passerò la mia serata. Ora qui in spiaggia la temperatura comincia ad abbassarsi e il sole sa scomparendo, vado a mangiare. A domani. Grazie Salvatore!

Giro dei Laghi 2021: Giorno 3

Terzo giorno del mio giro dei laghi. Da Bergamo a Lecco. Stamattina sto litigando col GPS. Lo so che lui non sbaglia mai, ma io purtroppo sì. Sto seguendo la mappa che ho caricato come traccia della giornata, ma mi sembra di non essere sulla strada giusta, torno indietro due chilometri e riguardo la traccia, mi convinco che ora sono sulla giusta strada.Ma perchè ho il sole in faccia? Sto andando verso est? Ma non è possibile, e poi questa è Seriate, ci sono già passato ieri!! Mi accorgo che nel caricare la mappa non ho premuto l’ultimo tasto e pertanto è rimasta caricata la mappa del giorno prima. Torno indietro, pronunciando frasi non ripetibili, e cerco la traccia da seguire più adatta, però in questa giornata non trovo strade alternative, o per lo meno oggi sono proprio un disastro con la ricerca del tracciato, sarà perchè mi ha dato fastidio sbagliare e fare 15 chilometri in più.

Qualche volta trovo pezzi di una ciclabile dell’Adda, ma poi non riesco a seguirla e devo tornare sulla strada. Molto bello il passaggio sul ponte di Paderno d’Adda, si passa alti sopra il fiume con un fantastico panorama sulla gola del fiume sottostante. Poi, lascio la strada che mi condurrebbe dritta verso la mia meta giornaliera con pochi chilometri, per raggiungere attraverso colline e con continue salite e discese, Barzanò, il paese dove troverò gli amici Roberto e Rosetta. Ma è passato mezzogiorno e il mio corpo richiede carburante, vale a dire ho una fame da lupi. Mi fermo in un ristorante con posti all’aperto e fortunatamente trovo l’ultimo tavolo libero.

Dopo essermi ricaricato, raggiungo la casa degli amici che da circa un anno si sono trasferiti da Vicenza in questa località brianzola. Festeggiamenti a base d’acqua, rigorosamente non gasata, qualche ricordo del nostro gruppo di meditazione, qualche foto e ripartenza verso Lecco. Passo alto, in fianco  al lago di Annone.

E’ una bella salita, che mi porta a oltrepassare il crinale e da lì, a discendere verso il lago di Garlate e dopo pochi chilometri, Lecco e un altro NH hotel che mi attende. Dopo una doccia e dopo aver visto l’arrivo dello splendido Caruso in cima l’Alpe Motta nella tappa del Giro d’Italia, mi dedico ad una visita manzoniana di Lecco. Una buona parte del suo romanzo “I Promessi Sposi” è ambientato in questa città.

Arrivo alla villa Manzoni, troppo tardi, stanno chiudendo  e posso solamente scattare qualche foto dall’esterno, per poi dirigermi, su indicazione di un indigeno, verso Acquate. Acquate è il luogo originario di nascita di Lecco, e qui si possono ritrovare i luoghi di vari passi dei Promessi Sposi. Vedo e percorro la stradina, con due alte mura, dove Don Abbondio incontra i Bravi. Arrivo alla chiesa del paese, dove era la parrocchia di Don Abbondio. Tutto il paese è composto da vecchie casette caratteristiche, che sorgono in piccole e strette viuzze,  tutte intitolate ai vari personaggi del romanzo di Alessandro Manzoni. Per cui c’è la Piazza Don Abbondio, via Tonio, via Don Ferrante, via Azzeccagarbugli  e così via. Mi sono così immerso in quello che poteva essere un paesello del 1600 italiano durante l’occupazione spagnola, che anche se restaurato, conserva le caratteristiche di quei tempi. Cena luculliana per recuperare le energie perdute in questa giornata calda e travagliata. Rientro verso l’Hotel non senza osservare come sia stato abbellito un punto estremamente antiestetico, come un sottopasso ferroviario, con una esplosione di colori e di fantasia, i murales mi piacciono! A domani per la prima giornata sul lago di Como.

Giro dei Laghi 2021: seconda tappa

Secondo giorno,  oggi si arriva a Bergamo passando per il lago di Endine.

Riesco a rimanere a letto fino alle 6:15, ma era già da un po’ di tempo che sonosveglio. Il rumore dei motorini che circolano a Monte isola è abbastanza fastidioso. Ho un bel coraggio a lamentarmi quando queste persone, ancora prima dell’alba,  iniziano a passare per andare a lavorare nei vari stabilimenti del bresciano prendendo il primo battello delle 4:40.

Mi alzo e come al solito, giro per il paese e per la collina soprastante per poi ridiscendere verso la parte est dell’abitato dove c’è un cantiere navale con un maestro d’ascia, che un po’ vanitosamente, si lascia fotografare. Colazione per poi prendere il battello delle 9:30.

Direzione Lovere, quasi tutta in pista ciclabile, a parte un piccolo tratto. Già conosco la parte vecchia della strada che corre a picco sul lago, con belle vedute sulla sponda occidentale e le sue montagne, ma qui mi succede un fatto molto strano. Un capriolo è sulla pista e vedendomi, tenta di salire verso il bosco, ma la parete alta di roccia gli impedisce di risalire. Mi rimane davanti per quasi 500 m trotterellando e voltandosi indietro ogni tanto. Io rimango a buona distanza per non spaventarlo di più e sono convinto che la telecamera sia in funzione, in quanto  l’ho accesa all’inizio del percorso. Purtroppo mi sono dimenticato di averla messa in pausa in una sosta per fare delle foto al lago, mi sono perso questa occasione, peccato.

Arrivo a Lovere e sbaglio qualche strada rischiando di andare a finire all’interno di una galleria lunga 3 km. Torno indietro e prendo la strada per il lago di Endine. Comincia la salita e mi accorgo che è la stessa che io e Cristina abbiamo fatto, sbuffando non poco, qualche anno fa. In questo tratto devo rimanere sulla statale per 2-3 km, con un traffico veramente intenso di mezzi pesanti con una interruzione per lavori con lunghe code, ma io sono in bicicletta. Prendo la deviazione consigliata dal navigatore e su per una strada con poco traffico in salita che mi sta portando 200 metri più in alto. Ritorno sulla statale del Tonale e entro nel paese di Endine.

Dove inizia il lago mi dirigo verso la sponda opposta, su una piccola provinciale, abbandonando la pericolosa statale. La strada è bella con leggeri sali scendi, dove incrocio cavalli e ciclisti in passeggiata. Gli scorci sul bel lago, una decina di metri più in basso, si susseguono lungo la strada. Mi fermo per il pranzo in un bel ristorante, proprio in fronte alla Madonna del Lago, statua di Maria circondata dall’acqua. E’ forse uno dei punti più belli del lago di Endine, che è lungo e stretto, circondato da delle colline che arrivano a occhio sui 1000 metri, tanto che sulla vetta ci sono delle conifere anziché le latifoglie.

Dopo pranzato prendo un percorso ciclabile che evita la statale in mezzo a boschi, prati, argini di torrenti, sia sterrati che pavimentati con cemento rosa, insomma una goduria non dover stare sulla statale e in questo si conferma l’attenzione posta, da chi ha progettato questi percorsi, di far stare sempre il ciclista in zone protette. Mi avvicino a Bergamo e punto l’occhio su di una cascina tutta in legno e non posso non fermarmi a fotografarla. Rimango sempre in ciclabile, anche se magari sopra il marciapiede e arrivo all’hotel NH  di Bergamo. Bella stanza veramente e ho adagiato la mia bicicletta in camera così questa sera me la coccolo. Per cena esco verso Bergamo Alta, il centro storico di Bergamo.

Come andare a Bergamo Alta se non con la funicolare? È già, non serve a niente arrivare a Bergamo se non la  si prende, è sempre un’emozione un qualcosa di antico. Ed ecco che faccio i miei filmati sia all’andata che al ritorno per i nostri ragazzi, se c’è un mezzo che di muove, loro devono vedere. Cena al volo in quanto avevo paura che ci fossero troppe persone per i pochi tavolini all’aperto, e infatti molti locali sono ancora chiusi.

Giro per la città e vado verso il Duomo a fotografare i leoni, ma all’interno sento delle trombe e dei violini che suonano, è aperto! Entro e resto affascinato dalla ricchezza dell’Interno. Uno stile barocco con molti fregi e grandi affreschi. Quello che mi ha più colpito è un affresco sulla parete vicino all’ingresso, in stile medievale. Già aver trovato aperto la sera è stato un bel risultato, ma poter far foto anche dell’esterno, con le varie facciate, tra le quali anche quella della cappella Colleoni e quella del battistero, dà gioia agli occhi e al cuore.

Piazza Vecchia raccoglie gli ultimi raggi di sole. Ammiro la Loggia e il palazzo della Ragione con la sua meridiana. Noto il sovrastante  leone di San Marco sulla parete del palazzo, ben in vista a ricordare ai bergamaschi, che qui era possedimento della Repubblica di Venezia.

Sullo sfondo della piazza un palazzo, che a prima vista può sembrare Palazzo Chiericati di Vicenza, opera del Palladio. Ed infatti palazzo Nuovo è opera dello Scamozzi, allievo e successore di Palladio, vale a dire l’architetto più sfigato del mondo per essere nato qualche anno dopo Palladio, altrimenti sarebbe stato lui il più famoso.

Anche se chiuso, ho dato un’occhiata a un sito Romano le cui rovine si vedevano attraverso i vetri. A guardare le datazioni dei palazzi di Bergamo alta, sono tutti stati costruiti nel XIII secolo, con poi gli inevitabili rimaneggiamenti negli altri secoli, ma ancora adesso  rispecchiano la sua origine medievale.

Una epigrafe in marmo ricorda il Fontanone Visconteo, vicino al Duomo, costruito nel 1342, è una delle 16 fontane di Bergamo alta. Il suo nome deriva dall’enorme capienza del suo serbatoio che poteva contenere 3000 metri cubi d’acqua. Scendo nuovamente con la funicolare e vado a dormire. A domani verso il lago di Como.

Giro dei laghi: Camere d’aria 2021

Photo 1: The path

Ed eccomi qui, pronto per questa nuova avventura in bicicletta, dopo tutti questi mesi di chiusura totale, il Giro dei Laghi delle prealpi italiane. Sto partendo, senza Mariacristina, con il treno delle 7:52 per Verona. Provo anche questa avventura, per la quale sono sempre stato molto restio, vale a dire raggiungere il posto di partenza, caricando la bicicletta, con il treno.

Photo 2: In train

Questa esperienza non l’ho mai considerata per le difficoltà che molti hanno riscontrato. In effetti il viaggio non è assolutamente comodo. Sono in piedi sul treno fino a Verona. Non c’è alcun posto dove mettere le biciclette, rimango in piedi a tenere la bicicletta nella bussola di entrata/uscita, sono molto preoccupato per il viaggio di ritorno, dove il tempo da passare in treno sarà molto più lungo. Scendendo a Verona per cambiare treno, noto che sui treni che sono diretti verso Bolzano, i posti per le biciclette ci sono, hanno il predellino basso, per cui non devi fare fatica ad alzare la bicicletta, Così dovrebbe essere per tutti i treni per favorire una mobilità ecosostenibile, ma purtroppo non sempre è così. Viaggio in piedi anche sul treno per Milano e sempre sulla bussola, per fortuna devo fare solo due fermate.

Photo 3: fields of poppi

Eccomi qui a Desenzano, scarico la bici e la attrezzo con tutti i vari aggeggi per foto, video e navigazione. Ho acquistato una appendice da applicare al manubrio, così tutti gli strumenti hanno un loro posto preciso e il manubrio rimane libero per la sua funzione originale, tenaci le mani! La giornata è buona, un caldo tepore primaverile, sullo sfondo vedo il conosciuto Lago di Garda, che rimane solo il punto di partenza, ma non l’oggetto del viaggio. Spero in cuor mio, che il viaggio sia di scoperta paesaggistica e culturale. Non ho fatto un programma preciso, sto partendo tutto sommato un po’ all’avventura, solo delle linee di massima, poi mi attendo, come sempre nei viaggi fatti, che arrivi l’ispirazione, tenendo sempre gli occhi e la mente attenti. Ho scelto Cycle travel per tracciare il percorso, e devo dire che, quello tracciato per la giornata, è stato un’autentica sorpresa positiva .

Photo 4: bridge on Chiese river (Pontenove- Brescia) with chapel dedicated to St. John Nepomuceno

Praticamente dal Lago di Garda fino al Lago d’Iseo senza mai entrare in una strada trafficata, tutte strade secondarie, con stradine di campagna, o viottoli anche da asfaltare. Praticamente ho viaggiato sempre in protezione e tranquillo, fischiando e cantando. Passare per le colline del bresciano, dopo Desenzano, piene di papaveri nel grano che si muoveva e foreste di acacie e altri alberi che si chiudevano a galleria sul tracciato. Divertente, divertente, divertente.

Photo 5: Pope Paul VI’s Square-BresciaPhoto 6: Pope Paul VI’s Square-Brescia

Photo 7: the old cathedral – Brescia

Photo 8: Loggia square

Photo 9: Loggia square

Photo 10: Capitolum, roman temple

Photo 11: The roman theater

Arrivo a Brescia e qui pranzo in centro, in Piazza Paolo VI e poi visita alla città, per quello che può essere una visita così breve, con doveroso omaggio ai caduti di Piazza della Loggia, di cui domani ricorre il 47esimo anniversario.Tra i monumenti visitati, Il Duomo Vecchio, Piazza della Loggia, i resti di Brescia Romana, con il teatro e il Tempio capitolino.

Photo 12: Monte Isola on Iseo Lake

Photo 13: Saint Paul island on Iseo lake

Riprendo la strada verso il lago d’Iseo facendo ancora stradine di campagna all’interno della regione del Franciacorta, il famoso vino. Arrivo al paese di Iseo, chiaramente sul lago d’Iseo e da qui procedo fino alla vicina Sulzano, da dove si prende il battello per Monte Isola, che già avevo visitato con Cristina qualche anno fa. Monte Isola si trova al centro del Lago di Iseo, ed è la più grande isola lacustre d’italia, da alcuni anche d’Europa, ma solo se consideriamo l’Europa meridionale e quella centrale continentale, esistono delle isole, in Finlandia e in Russia esistono delle isole lacustri più grandi.

Photo 14: Saint Paul island on Iseo lake

Arrivo all’hotel Foresta, accogliente con un buon ristorante con piatti tipici di lago. Osservo l’isola di San Paolo, di proprietà della famiglia Beretta, quelli delle armi, e cerco di immaginare The Floating piers, l’installazione artistica di Christo, che consisteva di una rete di pontili galleggianti lunghi 3 chilometri e larghi 16 metri, aperti al pubblico e messi in opera tra SulzanoMontisola e l’isola di San Paolo, tra giugno e luglio 2016. Si poteva, praticamente, camminare sull’acqua e lo fecero in 1.500.000 di persone in 16 giorni. Potete immaginare che in quel periodo Monte Isola non fu molto tranquilla, le persone affluivano 24 ore su 24 per camminare sull’acqua. Il New York Times la considerò come una delle opere d’arte più significative del 2016.

Photo 15: Oldofredi’s castle

Visto che non sono stanco e i 70 km percorsi in bicicletta non mi sembrano ancora abbastanza, dopo la doccia esco per una passeggiatina di 2 ore e vado su per Monte Isola. Per arrivare al Santuario, posto sulla cima dell’isola, ci sono 400 metri di dislivello. Io arrivo fino alla rocca degli Oldofredi, un castello che domina completamente la sponda ovest del lago, esistente già nel IX secolo, fu distrutto da Federico Barbarossa nel 1161 e ricostruito, con le 4 torri attuali, nel XIII secolo.

Photo 16: Coregone, fish dish (Coregonus lavaretus)

Cena a base di coregone, pesce di lago, e poi tramonto sul lago, anche se chiaramente non si può vedere il sole scendere, in quanto il Lago è completamente circondato da altissime montagne. Domani dal Lago di Iseo verso il lago di Endine per poi raggiungere Bergamo.

Photo 17: Iseo lake

DIOMIRA (ATTO PRIMO)

Vita di una donna che ha vissuto 70 anni fa le stesse difficoltà e abbandoni di molte donne dei nostri giorni

ATTO PRIMO

Capitolo I

Un palazzo di ringhiera, in una piccola città veneta. Famiglie vivono in simbiosi, sopportandosi, baruffandosi, in situazioni da cui la povertà traspare e risalta in tutte le sue forme. Dieci anni sono trascorsi dalla fine della Grande Guerra. 

E’ il rione più popolare della città, dove gli altri cittadini non vorrebbero abitare. Stradine strette, parallele al fiume, dove due carretti, quando s’incrociano, passano a malapena. Su una delle vie una piccola porta, un lungo corridoio buio con a lato le cantine, che sfocia sul fondo di un pozzo quadrato, buio anch’esso, con un solo rettangolo di cielo in alto. Qualche bicicletta sgangherata, appoggiata al muro scrostato e annerito, l’odore acre di urina, frutto delle normali sbornie di tutti i giorni, e non solo degli uomini. Scale all’aperto, che non hanno certamente l’eleganza e le bianche pietre della scala del Bovolo, trasmettono miseria, incutono timore e soggezione a chi non ci abita. Si sale una prima rampa, si arriva al primo pianerottolo, tre appartamenti, altra mezza rampa, un pianerottolo zeppo di biciclette, altra mezza rampa e di nuovo tre appartamenti. Ancora più su altri tre appartamenti e ancora più su, una scala di legno che porta ad un piccolo ballatoio, con a sinistra uno striminzito sottotetto, abitato anche quello e a destra una specie di gabinetto, con una rudimentale doccia, fatta con un secchio, dal quale l’acqua si riversa in una lattina di pelati con alcuni fori sul fondo, già un lusso per quei tempi. 

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Il mio primo giorno di scuola

Prima elementare, foto di fine anno alla Scuola di Piazzale Giusti

Del primo giorno di scuola non ho fotografie, non c’erano macchine fotografiche a casa mia. Ricordo che, per mano della mamma, ho percorso la strada che da casa nostra portava alle scuole di Anconetta, un vecchio edificio al di là della ferrovia. La mamma mi aveva preparato di tutto punto, con il mio grembiulino nero e il nastro con il fiocco azzurro. Questo nastro aveva richiesto una particolare attenzione. Mia mamma aveva dovuto bruciare le estremità del nastro onde evitare che lo stesso cominciasse a sfilacciarsi e a distruggersi. Continua a leggere

Ma quello è un UFO?

Esco dalla fabbrica di Luigi e Marisa. Vogliono comperare quel tornio da 110 milioni, devo consigliarli bene e fare bene i calcoli dei costi che avranno. Sono le 8 appena passate. A ovest si scorge in cielo una lama bianca all’orizzonte che segue il tramontare del sole. A est, le rare nuvole sembrano dei nastri bugnati tutti colorati di porpora e viola, nel mezzo di una tela che, in lontananza, vira dall’azzurro verso il blù. La prima luminaria in cielo fa intuire che Venere è già sorta. L’aria della zona industriale profuma di ferro, plastica e vernici, male si abbina allo spettacolo del tramonto.

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